LAVORARE PER VIVERE...MA NON VIVERE DI SOLO LAVORO! ciao a tutti! Domenica No Grazie Emilia Romagna nasce per essere un punto di riferimento per: - chi vuole dire NO,BASTA A QUESTE DEREGULATION DELL'ATTUALE GOVERNO - chi desidera rispolverare quell'accordo comunale risalente ad Ottobre del 2011 che prevedeva una PERFETTA E SENSATA ROTAZIONE DELLE APERTURE DOMENICALI DEI CENTRI COMMERCIALI MODENESI permettendo di lavorare A TUTTI senza creare delle assurde concorrenze - chi come noi pensa che la domenica deve essere "spesa" diversamente...dall'andare a far spesa darle IL VALORE PER CUI E'NATA: il riposo, lo stare in famiglia,con gli amici, occuparsi di volontariato,di sport, santificarla con la cristianità - chi vuole risollevare il vero valore dell'uomo COME ESSERE UMANO e non solo come lavoratore - tutti coloro che vivono questo disagio, o sempilcemente ci sono solidari e vogliono esprimerlo magari iniziando questa "lotta"insieme a noi Puoi trovarci anche su Facebook, alla pagina C.A.L.S. - Comitato Anti Liberalizzazioni Selvagge: https://www.facebook.com/groups/411082505591602/

venerdì 12 ottobre 2018

Il 10/10/2018 alle ore 14.00 convocazione a Roma!

Il Cals di Modena, insieme a Domenica No Grazie Italia,è stato convocato per le audizioni informali in x Commissione Attività Produttive e Commercio.

È la seconda volta in 4 anni ma ora siamo davanti ad una legislatura diversa.

Tanto lavoro, perseveranza e studio ci hanno permesso di presentare 2 testi "potenti": uno più tecnico, dove, con dati alla mano relativi a Istat, Confesercenti e Cnel abbiamo offerto una visione più reale del disastro che il Decreto Monti ha creato colpendo in maniera esponenziale il piccolo e medio commercio. In questo testo abbiamo presentato le nostre richieste per una sana regolamentazione degli orari degli esercizi commerciali.
Il secondo testo è più di "pancia",  come sottolineato anche da alcuni onorevoli in commissione.
È uno spaccato della realtà che vivono i lavoratori del settore dal 2012 in poi. 
Siamo riusciti ad attirare l'attenzione in positivo.
Abbiamo notato l'interesse degli onorevoli nei nostri confronti. Finalmente siamo stati davvero ascoltati.

Ci sono state poste poste domande a cui abbiamo risposto con puntualità, precisione e chiarezza.
Avevamo a disposizione solo 10 minuti per gruppo.
Ne abbiamo avuti di più per farci conoscere, per aprire un mondo che forse era fatto solo di numeri per loro, grazie anche alla gestione corretta dei lavori della presidente di commissione, l'on.Saltamartini.
50 minuti sono pochi per raccontare 7 anni ma possiamo affermare che è stata un'audizione soddisfacente chiusa con i fuochi d'artificio dalla nostra referente Tiziana d'andrea e da Don Enrico  Torta.
Ora tocca ai legislatori. E per la prima volta siamo davvero fiduciosi.

sabato 6 ottobre 2018

06/10/2018




Mercoledì 10 ottobre 2018 alle ore 14.00 lo staff di Domenica No Grazie Italia e il Cals di Modena sono stati convocati in audizione in Commissione Commercio e Politiche Economiche.
È il nostro momento! 
Verranno presentati 2 testi dove tratteremo tutto ciò che la liberalizzazione permessa e alla fine imposta dal Decreto Monti ha comportato nel nostro settore.
Saremo attenti a toccare tutte le sfaccettature del disastro Monti e presenteremo le nostre richieste per una legge sana, dignitosa e giusta. 

Il "sempre aperto" ha portato solo un selvaggio modo di gestire l'intero settore e la rovina della vita familiare e sociale. 
La dignità del lavoro, valore già precario, è messa a dura prova dal 2012 e ciò deve finire.





mercoledì 26 settembre 2018

Liberalizzazioni Commercio, l’audizione Confesercenti alla Camera

L’analisi dell’associazione: deregulation ha creato distorsione, serve riequilibrio


La liberalizzazione del commercio introdotta dal governo Monti ha portato alla chiusura di 55.951 negozi di piccole e medie dimensioni, con superfici inferiori ai 400 mq. Ma non  solo, nello stesso periodo che va dal 2011 al 2017, i megastore, al contrario, sono aumentati di oltre 2.400 unità in Italia”.
E’ quanto emerge da un’elaborazione condotta da Confesercenti su dati Istat e Mise per l’Adnkronos in vista del round di audizioni che si svolgerà oggi alla commissione Attività produttive della Camera, su cinque proposte di legge in tema di liberalizzazioni per abrogare o modificare le norme contenute dal decreto Salva Italia.
In particolare, la Confesercenti rileva che “con la totale “deregulation” degli orari e dei giorni di apertura, complice naturalmente il calo dei consumi delle famiglie, ad aver subito il maggiore contraccolpo sono stati soprattutto gli esercizi commerciali di dimensioni più piccole: quelli con una superfice inferiore ai 50 metri quadri hanno registrato 31.594 chiusure; a seguire quelli tra i 50 e 150 mq con – 22.873. Perdite di gran lunga inferiori per i negozi tra 150 e 250 mq (-754) e tra 250 e 400 mq (-730). In controtendenza risultano quindi i megastore con 2.419 nuove aperture”.
Lo scenario si riflette, di conseguenza, sulle quote di mercato dei consumi commercializzati. La Gdo nei 6 anni considerati ha guadagnato 7 miliardi pari ad un incremento di circa il 3% a danno dei piccoli. Nel 2011 infatti la Gdo aveva una quota di mercato pari al 57,7%, salita nel 2016 al 60,2%, laddove il comparto ”tradizionale”, nel medesimo periodo, è passato dal 29,8% al 27,2%. In crescita anche il commercio online che ha guadagnato il 2,5 punti percentuali passando da una quota dell”1,9% al 4,4%. Mentre altre forme di commercio hanno perso terreno passando dal 10,6% a 8,2%.
“La liberalizzazione inoltre ha inciso negativamente sull’ occupazione complessiva del settore senza creare posti di lavoro aggiuntivi: tra il 2012 e il 2016 infatti, gli occupati del commercio sono passati da 1.918.675 a 1.888.951 con una perdita di 29.724 posti di lavoro. Un calo dovuto soprattutto alla morìa di piccoli negozi. A spingere il dato verso il basso è infatti il crollo dei lavoratori indipendenti, cioè imprenditori e collaboratori familiari, che in questi quattro anni sono diminuiti di oltre 62mila unità, e la flessione degli esterni (imprenditori della consulenza e altro, che appoggiavano la rete dei negozi di vicinato) che invece perdono oltre 17mila posti di lavoro. Un’emorragia di occupazione che la crescita dei dipendenti (+47mila) e dei lavoratori temporanei (oltre 3.400 in più) non è riuscita a compensare”.

martedì 11 settembre 2018

Comunicato-stampa di Cinzia Ferraroni (M5S)
Il tema delle liberalizzazioni è sempre stato dibattuto dagli operatori del settore contro le liberalizzazioni selvagge previste dall’art. 31 del decreto salva-italia di Monti nel 2012. Per questo sono nati i movimenti di operatori del commercio CALS di Modena (Comitato anti liberalizzazioni Selvagge), e Domenica No grazie Italia, che nascono come strumento di informazione e lotta per raggiungere l’obiettivo di una nuova legge che regolamenti il settore. La facoltà di scegliere l’aprire gli esercizi commerciali  7 giorni su 7 e h 24 si è tramutata in obbligo nel corso degli anni obbligando i lavoratori del settore a turni massacranti,orari indefiniti e svalutazione dei loro diritti salariali. Le tanto decantate nuove assunzioni,così come annunciate dall’allora governo tecnico,dal PD e da Federdistribuzione,non ci sono state. Si è assistito,invece, alla nascita della nuova schiavitù moderna. La grande distribuzione ha abusato delle assunzioni a termine proponendo contratti di 8 ore settimanali concentrate nella giornata di domenica e migliaia di piccoli esercenti,vessati da tasse e dal dominio della gdo hanno  abbassato le serrande. Possiamo affermare che le liberalizzazioni hanno distrutto il commercio di vicinato e il prodotto di qualità italiano. Nel corso degli anni i ragazzi del cals e domenica no grazie Italia hanno posto le basi per una legge che regolamenti gli orari di apertura degli esercizi commerciali e che tuteli sia i lavoratori sia i consumatori. La proposta di legge,che prevede massimo 12 domeniche lavorative annue e nessun festivo , è a prima firma del dell’allora deputato M5S Michele Dell’Orco ed è stata discussa in aula dove ha subito una profonda svalorizzazione. Da allora giace in Senato in fondo al cassetto. Da 6 anni assistiamo alla morte pensa del settore commercio,molte attività chiudono e la grande distruzione fatica a sopperire i costi dovuta ad un’apertura straordinaria durante la settimana. La nascita del nuovo governo M5S e Lega ha ridato speranze a un settore in completo declino  dal momento che le 2 parti politiche hanno sempre appoggiato una sana regolamentazione degli orari degli esercizi commerciali e l’abrogazione del decreto Monti. Infatti, il 13 aprile 2018 viene depositata la proposta di legge  del Sottosegretario allo Sviluppo Economico On. Crippa (M5S) seguita da quella presentata dall’On. Saltamartini (Lega), Presidente della X Commissione Attività Produttive della Camera. Le proposte di legge sono state presentate in commissione giovedì 6 settembre e pongono le basi per ridare dignità a un settore ormai in declino. Chiudere gli esercizi commerciali nelle giornate domenicali e festive vuol dire abbassare i costi sia per il punto vendita sia per i consumatori. Chiudere vuol dire,per chi ci lavora, non svolgere più  mansioni da soli previste con l’ausilio di colleghi. Vuol dire garantire più  sicurezza per i lavoratori. Vuol dire ripristinare contratti integrativi dignitosi dove la prestazione lavorativa extra abbia un’adeguata retribuzione. Vuol dire ripristinare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Vuol dire far rinascere il commercio di vicinato. Naturalmente,le proposte di legge  sono ancora “acerbe”,per questo verranno migliorate con emendamenti (presentati dai parlamentari con l’aiuto de cals e di domenica no grazie  Italia)che pongano paletti precisi e decisivi per risollevare l’intero settore. L’obiettivo è quello di tutelare i piccoli esercenti,i dipendenti della grande distribuzione e i dipendenti delle gallerie e rivedere le deroghe per le vere citta turistiche. Per quest’ultime, è indispensabile pensare a un piano che preveda la stagionalitá, il numero di abitanti e l’afflusso di turisti. Il Cals è domenica No grazie Italia vigileranno,così come hanno fatto negli ultimi anni,affinché si giunga ad una seria e giusta legge che ridia dignità al settore commercio. Il Movimento 5 Stelle di Parma si fa portatore verso tutti gli operatori del sostegno a questa legge.
AGOSTO 2018



Arriva in commissione attività produttive la proposta di legge a prima firma Saltamartini. Abrogata la norma introdotta da Monti che aveva lasciato totale libertà agli esercizi. Agli enti locali il compito di definire il piano delle aperture straordinarie: consentite solo le domeniche di dicembre e ulteriori quattro domeniche o festività nel corso dell'anno. Più morbida la proposta M5s: "Massimo 12 festività all'anno".

l testo a prima firma Saltamartini non è l'unico incardinato nei lavori della commissione. Accanto al ddl leghista in discussione sullo stesso tema ce n'è anche uno targato Pd, uno presentato da deputati M5s e una legge di iniziativa popolare e una proposta di legge del Consiglio Regionale delle Marche. Leggermente più sfumato il testo targato M5s. Nella formulazione a firma di Davide Crippa, deputato grillino e sottosegretario al Mise, si "propone" di riportare "la competenza legislativa e la potestà regolamentare nel settore del commercio alle regioni e agli enti locali, ai quali spetta il compito di una pianificazione della turnazione delle festività lavorative che non ricada pesantemente sui diritti dei lavoratori e che tuteli contemporaneamente i diritti dei consumatori". Il colpo di spugna sulle liberalizzazioni di Monti lascia in piedi la libertà completa solo per i cosiddetti "comuni turistici". Altrove si prevede che siano le Regioni a disciplinare le aperture. Ma sono previsti paletti rigidi: si parla di fissare in ogni comune un limite di "un 25 per cento degli esercizi aperti per settore merceologico", e un "massimo di dodici festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale su un modello che è già stato sperimentato con successo a Modena". La stretta viene intesa anche per gli acquisti sui portali di e-commerce.

E proprio tra Crippa e Saltamartini c'è stato un incontro, evidentemente per mettere a punto una uniformazione delle proposte. "Come definito ieri in una riunione tra M5S e Lega, insieme a Davide Crippa e Barbara Saltamartini, oggi in commissione Attività produttive è stato definito l'iter per rivedere le liberalizzazioni di Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane", ha spiegato Michele Dell'Orco(M5S), sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti.

"Le liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti nel Decreto 'Salva Italia non hanno prodotto gli effetti sperati. Occorre dunque una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall'altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d'uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività", ha aggiunto Giorgia Andreuzza, capogruppo della Lega in Commissione Attività Produttive della Camera. "Con il relatore, Andrea Dara, predisporremo un fitto calendario di audizioni. Ciò per consentire il più ampio dialogo possibile e, di conseguenza, dare al provvedimento tutta la flessibilità necessaria in vista di deroghe, come per esempio nel caso delle città d'arte e turistiche".

Sulle idee gettate nella mischia si esprime molto negativamente il Codacons: "Se il Governo vuole uccidere il commercio in Italia, l'iter avviato è sicuramente quello giusto - spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi - Una fetta consistente di negozi riesce a sopravvivere proprio grazie agli acquisti che i consumatori fanno nei giorni di festa, quando cioè le famiglie sono libere di uscire e girare per le vie dello shopping e i centri commerciali. Vietare le aperture domenicali e nei giorni festivi si tradurrebbe in una condanna a morte per migliaia e migliaia di piccoli esercizi, in un momento storico in cui i consumi sono già al palo". Di diverso avviso la Confesercenti, che parla di "soddisfazione" per la presentazione della proposta di legge della Lega: "Era tempo di dare un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore". Toni simili dalla Confcommercio, che "auspica che ci sia una fase di dialogo e di ascolto per affrontare il tema nel merito evitando gli errori del passato con l’obiettivo di tenere insieme le esigenze di servizio dei consumatori, la libertà delle scelte imprenditoriali e la giusta tutela della qualità di vita di chi opera nel mondo della distribuzione commerciale". Il presidente del Comitato Nazionale italiano della Camera di Commercio Internazionale, Ettore Pietrabissa, invece invoca il diritto del singolo di scegliere: "Questo provvedimento mi sembra in controtendenza con il momento che viviamo, in cui i cons
l testo a prima firma Saltamartini non è l'unico incardinato nei lavori della commissione. Accanto al ddl leghista in discussione sullo stesso tema ce n'è anche uno targato Pd, uno presentato da deputati M5s e una legge di iniziativa popolare e una proposta di legge del Consiglio Regionale delle Marche. Leggermente più sfumato il testo targato M5s. Nella formulazione a firma di Davide Crippa, deputato grillino e sottosegretario al Mise, si "propone" di riportare "la competenza legislativa e la potestà regolamentare nel settore del commercio alle regioni e agli enti locali, ai quali spetta il compito di una pianificazione della turnazione delle festività lavorative che non ricada pesantemente sui diritti dei lavoratori e che tuteli contemporaneamente i diritti dei consumatori". Il colpo di spugna sulle liberalizzazioni di Monti lascia in piedi la libertà completa solo per i cosiddetti "comuni turistici". Altrove si prevede che siano le Regioni a disciplinare le aperture. Ma sono previsti paletti rigidi: si parla di fissare in ogni comune un limite di "un 25 per cento degli esercizi aperti per settore merceologico", e un "massimo di dodici festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale su un modello che è già stato sperimentato con successo a Modena". La stretta viene intesa anche per gli acquisti sui portali di e-commerce.



Fonte (Repubblica)

13/08/2018

Crollo ponte Genova, centro commerciale a 2 km dal disastro rimane aperto e costringe lavoratrice ad andare a lavoro a piedi

Nelle ore immediatamente successive al tragico crollo del ponte Morandi a Genova, una dipendente in servizio presso il Centro Commerciale La Fiumara – sito a meno di 2 km dal disastro – è stata costretta ad arrivare a piedi sul luogo di lavoro nonostante le proibitive condizioni di traffico e l’impossibilità di attraversare le zone circostanti. I Cobas: “Il centro commerciale deve chiudere, inconcepibile ingolfare la viabilità per permettere lo shopping".

(fonte FANPAGE.IT)

"Non potete capire. Sono uscita da Fiumara, sono arrivata a Sanpierdarena e non ti fanno passare. Ho lasciato la macchina a Sanpie, dove abitavano i tuoi V***, sto andando a piedi, devo fare tutto il giro a piedi perché è bloccato tutto anche da Fiumara e non posso tornare con la macchina, non ti fanno entrare, non ti fanno passare e devo fare tutto il giro a piedi. Passano ambulanze a tutto spiano, un bordello", si sente nel primo audio Whatsapp. "Sono a piedi, a Campi, dietro la devastazione più assoluta. Ora devo chiedere ai carabinieri se mi fanno passare a piedi, mi hanno fatto esaurire i vigili, ho la divisa addosso, sono bagnata, non vi dico" 


13/07/2018

Nell'ultima settimana, dopo il tavolo tenuto tra il segretario generale di #USB,Francesco Iacovone, il Ministro del Lavoro #Dimaio, il Sottosegretario #Cominardi, le notizie riguardanti la "stretta sui negozi" sono apparse imperfette e confuse.
É nostro compito chiarire agli organi di stampa sia cartacei sia mediatici e on line un paio di punti:
La legge #DellOrco prevede un tetto massimo di 12 aperture domenicali annue!
Ripetiamo:12 domeniche di apertura annue!
La legge #Dellorco prevede la chiusura nei giorni festivi:
Natale, Santo Stefano, Pasqua, 2 giugno ecc.
La legge #DellOrco prevede vere deroghe alle città turistiche.
Cari informatori del popolo italiano, l'abominio delle 6 chiusure a scelta tra i 12 festivi presenti nell'anno solare è stato partorito dal #pd e depositato al Senato nella vecchia legislatura.
NON ACCETTIAMO RIBASSI O COMPROMESSI.
NON ACCETTIAMO CHE NESSUN ESPONENTE DEL NUOVO GOVERNO SI SPOSTI DALLE LINEE DETTATE DALLA LEGGE #DELLORCO.
È ORA DI RIDARE DIGNITÀ AL COMMERCIO.
Lo staff di domenica no grazie Italia.

lunedì 16 luglio 2018

-Nell'ultima settimana, dopo il tavolo tenuto tra il segretario generale di #USB, Francesco Iacovone, il Ministro del lavoro #Dimaio, il sottosegretario #Cominardi, le notizie riguardanti la "stretta sui negozi" sono apparse imperfette e confuse.
É nostro compito chiarire agli organi di stampa sia cartacei , mediatici e on line un paio di punti:
La legge #DellOrco prevede un tetto massimo di 12 aperture domenicali annue!
Ripetiamo:12 domeniche di apertura annue!
La legge #dellorco prevede la chiusura nei giorni festivi:
Natale, Santo Stefano, Pasqua, 2 Giugno ecc.
La legge #dellorco prevede vere deroghe alle città turistiche.
Cari informatori del popolo italiano, l'abominio delle 6 chiusure
a scelta tra i 12 festivi presenti nell'anno solare è stato partorito dal #pd e depositato al Senato nella vecchia legislatura.

NON ACCETTIAMO RIBASSI O COMPROMESSI.
NON ACCETTIAMO CHE NESSUN ESPONENTE DEL NUOVO GOVERNO SI SPOSTI DALLE LINEE DETTATE DALLA LEGGE #DELLORCO.
È ORA DI RIDARE DIGNITÀ AL COMMERCIO.
Lo staff di domenica no grazie Italia.


FINALMENTE SI RIPRENDE A DISCUTERNE!!! LA RISPOSTA DEL VENETO DA SEMPRE ATTIVO.

domenica 8 luglio 2018

Comunicato stampa
Domenica No Grazie Italia.
"La nascita del nuovo governo ha ridato a 3 milioni di lavoratori dipendenti e titolari di esercizi del settore commercio la speranza di ottenere una sana e dignitosa regolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali e tutelare il piccolo commercio di vicinato che è stato messo in ginocchio dalle liberalizzazioni.
Il #m5s e la #lega hanno sposato la nostra causa dopo l'entrata in vigore del d.l.n.31 del governo #Monti che liberalizzava gli orari di apertura e chiusura dei negozi.
Abbiamo assistito alla moria dei negozi di prossimità ,dei centri storici, all'abbassamento dei diritti salariali dei lavoratori e alla nascita della nuova schiavitù moderna in concomitanza con l'eliminazione dell'art.18.
In rappresentanza del settore commercio, il comitato "domenica no grazie Italia " e i gruppi regionali chiedono al ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio, e alla X commissione (attività produttive, commercio e turismo) di approvare la legge ,a prima firma "Michele Dell'Orco " ,che recita quanto segue: "massimo 12 domeniche annue DI APERTURA e nessun festivo con vere deroghe alle città turistiche".
Tale legge vuole essere nazionale e tutelare ogni espressione del settore commercio e ridare dignità ai lavoratori.
Senza ribassi o compromessi.
Domenica no grazie Italia"