- Domenica No Grazie Emilia-Romagna
- LAVORARE PER VIVERE...MA NON VIVERE DI SOLO LAVORO! ciao a tutti! Domenica No Grazie Emilia Romagna nasce per essere un punto di riferimento per: - chi vuole dire NO,BASTA A QUESTE DEREGULATION DELL'ATTUALE GOVERNO - chi desidera rispolverare quell'accordo comunale risalente ad Ottobre del 2011 che prevedeva una PERFETTA E SENSATA ROTAZIONE DELLE APERTURE DOMENICALI DEI CENTRI COMMERCIALI MODENESI permettendo di lavorare A TUTTI senza creare delle assurde concorrenze - chi come noi pensa che la domenica deve essere "spesa" diversamente...dall'andare a far spesa darle IL VALORE PER CUI E'NATA: il riposo, lo stare in famiglia,con gli amici, occuparsi di volontariato,di sport, santificarla con la cristianità - chi vuole risollevare il vero valore dell'uomo COME ESSERE UMANO e non solo come lavoratore - tutti coloro che vivono questo disagio, o sempilcemente ci sono solidari e vogliono esprimerlo magari iniziando questa "lotta"insieme a noi Puoi trovarci anche su Facebook, alla pagina C.A.L.S. - Comitato Anti Liberalizzazioni Selvagge: https://www.facebook.com/groups/411082505591602/
domenica 27 gennaio 2013
sabato 26 gennaio 2013
Da Modena migliaia di firme contro le “aperture selvagge”
Le prime 6600 firme da Modena, raccolte anche dalle
parrocchie, sono state raggiunte per inviare una petizione alla Regione
Emilia Romagna. E poi ce ne sono altre 3 mila, autenticate, sotto la...
È questo uno dei risultati della mobilitazione delle dipendenti dei centri commerciali e dei negozi che con le liberalizzazioni a oltranza si sono trovate con stipendi sempre magri e con settimane di lavoro sconvolte da turni impossibili, organizzati su sette giorni alla settimana.
«Siamo tornati a tempi della paga a cottimo - dicono con amarezza Valeria Ferrarini e Gisella Marchetti, portavoce del Cals (Comitato Anti Liberalizzazioni Selvagge) - Il nostro compenso maggiorato, quando si va a toccare con mano la busta paga, è di un solo euro all’ora in più. Di conseguenza se il salario a fine mese è più alto lo è solo a condizione di non effettuare il riposo compensativo e lavorare anche la domenica oltre agli altri giorni».
I sindacati confederali dal canto loro danno la copertura degli scioperi domenicali per chi non vuole lavorare. «Altro che aumento dell’occupazione - hanno scritto due giorni fa in una nota congiunta - I costi salgono, gli acquisti crollano ma il sistema viene tenuto in piedi solo perché la legge permette le aperture a ogni ora: quindi la gente va di domenica trovando gli sconti che non ha nel resto della settimana».
Il Cals di Modena è diventato un punto di riferimento regionale e ha allestito una pagina Facebook (digitare c.a.l.s. domenica nograzie), un blog (Domenicanograzie-emiliaromagna.blogspot.it) e raccolgono segnalazioni e aggiornamenti in tempo reale all’indirizzo calsmodena@gmail.com.
«Abbiamo superato e di molto le 50 mila firme e puntiamo a raccoglierne 200 mila per farci ascoltare dai politici - conclude Ferrarini - Le nostre vite sono state distrutte ma non possiamo protestare perchè l’alternativa è quella di essere trasferite o licenziate. Perciò continueremo ad andare avanti e chiediamo la solidarietà della cittadinanza. Non è possibile lavorare sette giorni su sette, avendo libero un giorno su dieci». (s.c.)
25 gennaio 2013
giovedì 24 gennaio 2013
Altro interessante articolo da leggere con molta attenzione. Quanti casi simili ci sono e non vengono denunciati?
La denuncia di una madre «Mia figlia lavora in nero»
Toano: chiamata in un supermercato per sostituire le
addette di domenica «La pagano 5 euro all’ora e deve sostituire anche le
“colleghe” che scioperano»
«Ventitrè anni, al lavoro per cinque euro l’ora e in nero, sia nei turni serali sia alla domenica, magari con posto di responsabilità».
A denunciare pubblicamente questa brutta storia di lavoro giovanile (e sfruttamento) è una mamma, Barbara Paglia, che abita a Cerredolo, località sull’Appennino reggiano, che oltre a una denuncia pubblica vuole anche lanciare un appello ai giovani: «Non accettate simili lavori, non potrete mai crearvi un futuro».
Poi racconta la storia che sta vivendo la sua famiglia: «Mia figlia, che ha 23 anni, diplomata con 100 e lode all’Istituto superiore “Elsa Morante” di Sassuolo (Modena), come operatrice turistica, è stata contattata da una agenzia di Modena, tramite una sua amica, per un lavoro saltuario da cassiera in un noto supermercato di Sassuolo, dapprima per l’ultima domenica di dicembre, quella dopo Natale, dalle ore 9 alle 14, poi ai primi di gennaio, il giorno 6, per inventario dalle ore 8 alle 12, come sostituta delle commesse che stavano scioperando, a causa della nota disposizione di legge secondo cui si può tenere aperto anche nei giorni festivi».
«Fin qui tutto normale per chi è in cerca di lavoro – aggiunge – rimane sempre il fatto che è stata chiamata a sostituire lavoratrici che stavano scioperando. Poi la ragazza è stata invitata negli uffici dell’agenzia di Modena per ritirare il compenso, dove le è stato rilasciato soltanto l'assegno delle 9 ore di lavoro per un totale di 45 euro, senza una busta paga o un documento che certifichi il versamento dei contributi. La ragazza è a mio carico, essendo anch’io una dipendente ho necessità di controllare gli assegni familiari per un conguaglio a fine anno. Altre volte era stata fatta lavorare a chiamata, ma le avevano sempre rilasciato i documenti per il versamento dei contributi».
Eccovi un interessante articolo pubblicato ieri dalla Gazzetta di Modena sugli effetti deleteri delle liberalizzazioni. Riflettete.
Un anno è passato dalla deregulation degli orari, ed è possibile trarre un serio bilancio sui risultati ottenuti dalle imprese che quella “rivoluzione” hanno voluto e ottenuto.
Dal punto di vista dell'occupazione sono state clamorosamente smentite tutte le ipotesi di crescita del personale, ad oggi in vistoso arretramento in tutte le catene della grande, media e piccola distribuzione. A Modena, nel commercio, potrebbero essere tra 1.200 e 1.500 i posti di lavoro persi nel corso del 2012, dopo decenni di costante crescita.
E le vendite? Il risultato reale dell’effetto combinato tra crisi dei consumi e deregulation sugli orari è ben descritto da Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione che raggruppa 300 marchi commerciali, con 30.000 punti vendita in Italia, presenti in particolare nei centri commerciali.
La situazione è drammatica, secondo i dati dell’associazione d’imprese, con un calo di vendite che va dal –6,2% del Sud al –1,6% dell'Emilia Romagna. Dati ai quali va aggiunto il mancato recupero dell'inflazione, superiore al 3%. A questi dati negativi va aggiunto, sempre secondo Confimprese, l'effetto delle aperture domenicali e festive sui costi aziendali. Queste ultime non solo non sono servite a recuperare vendite, ma allo stesso tempo il costo del lavoro è aumentato tra il 6% ed il 30%. L’incremento contrattuale secondo i sindacati è attorno all'1% mentre i salari reali sono in arretramento del 5%-10%.
«Concludendo cala l'occupazione - dicono Cgil, Cisl e Uil - crollano le vendite, le retribuzioni arretrano, ma il costo del lavoro cresce a dismisura. E, nella generale disattenzione e senza alcun controllo pubblico, crescono i prezzi dei beni di largo consumo ben oltre l'inflazione ufficiale. Sicuramente la domenica è diventata un giorno di importanti vendite, ma come ampiamente prevedibile ciò è dovuto al contestuale trasferimento di vendite dai restanti giorni della settimana e dalla concentrazione delle campagne promozionali più significative proprio in quella giornata. Chi vuole prezzi più bassi, insomma, è obbligato a fare la spesa di domenica. Quello che Confimprese non dice è che allo stesso tempo è stata devastata la vita di tante persone, donne in particolare, che lavorano nel commercio, ed alle loro famiglie. Sono incalcolabili i costi sociali della riforma voluta da Monti e dalla lobby della grande distribuzione.
Quella del commercio non è stata una liberalizzazione, ma una totale deregulation che non ha eguali in Europa. Tornare ad un quadro di regole, alla restituzione del potere legislativo alle Regioni, è l'obbiettivo di un vasto fronte che sta raccogliendo firme attorno ad un progetto di legge da presentare al prossimo Parlamento.
Invitiamo i molti candidati modenesi alle prossime elezioni politiche a sottoscriverlo, soprattutto le donne, garantendo il proprio impegno per modificare una situazione sempre più intollerabile. Chiediamo la solidarietà femminile perché sanno meglio cosa vuol dire organizzare la propria vita basandosi sulla disponibilità di nonni e vicini».
Un anno è passato dalla deregulation degli orari, ed è possibile trarre un serio bilancio sui risultati ottenuti dalle imprese che quella “rivoluzione” hanno voluto e ottenuto.
Dal punto di vista dell'occupazione sono state clamorosamente smentite tutte le ipotesi di crescita del personale, ad oggi in vistoso arretramento in tutte le catene della grande, media e piccola distribuzione. A Modena, nel commercio, potrebbero essere tra 1.200 e 1.500 i posti di lavoro persi nel corso del 2012, dopo decenni di costante crescita.
E le vendite? Il risultato reale dell’effetto combinato tra crisi dei consumi e deregulation sugli orari è ben descritto da Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione che raggruppa 300 marchi commerciali, con 30.000 punti vendita in Italia, presenti in particolare nei centri commerciali.
La situazione è drammatica, secondo i dati dell’associazione d’imprese, con un calo di vendite che va dal –6,2% del Sud al –1,6% dell'Emilia Romagna. Dati ai quali va aggiunto il mancato recupero dell'inflazione, superiore al 3%. A questi dati negativi va aggiunto, sempre secondo Confimprese, l'effetto delle aperture domenicali e festive sui costi aziendali. Queste ultime non solo non sono servite a recuperare vendite, ma allo stesso tempo il costo del lavoro è aumentato tra il 6% ed il 30%. L’incremento contrattuale secondo i sindacati è attorno all'1% mentre i salari reali sono in arretramento del 5%-10%.
«Concludendo cala l'occupazione - dicono Cgil, Cisl e Uil - crollano le vendite, le retribuzioni arretrano, ma il costo del lavoro cresce a dismisura. E, nella generale disattenzione e senza alcun controllo pubblico, crescono i prezzi dei beni di largo consumo ben oltre l'inflazione ufficiale. Sicuramente la domenica è diventata un giorno di importanti vendite, ma come ampiamente prevedibile ciò è dovuto al contestuale trasferimento di vendite dai restanti giorni della settimana e dalla concentrazione delle campagne promozionali più significative proprio in quella giornata. Chi vuole prezzi più bassi, insomma, è obbligato a fare la spesa di domenica. Quello che Confimprese non dice è che allo stesso tempo è stata devastata la vita di tante persone, donne in particolare, che lavorano nel commercio, ed alle loro famiglie. Sono incalcolabili i costi sociali della riforma voluta da Monti e dalla lobby della grande distribuzione.
Quella del commercio non è stata una liberalizzazione, ma una totale deregulation che non ha eguali in Europa. Tornare ad un quadro di regole, alla restituzione del potere legislativo alle Regioni, è l'obbiettivo di un vasto fronte che sta raccogliendo firme attorno ad un progetto di legge da presentare al prossimo Parlamento.
Invitiamo i molti candidati modenesi alle prossime elezioni politiche a sottoscriverlo, soprattutto le donne, garantendo il proprio impegno per modificare una situazione sempre più intollerabile. Chiediamo la solidarietà femminile perché sanno meglio cosa vuol dire organizzare la propria vita basandosi sulla disponibilità di nonni e vicini».
23 gennaio 2013
martedì 22 gennaio 2013
Aggiornamento raccolta firme:
LIBERA LA DOMENICA
COGNENTO presso CONAD
CORREGGIO presso URP (Ufficio Relazioni Pubblico) C.so Mazzini 31/a
lunedi martedi mercoledi giovedi dalle 8.00 alle 19.00
venerdi dalle 8.00 alle 14,30
sabato dalle 8.00 alle 13.00
RUBIERA presso URP
lunedi mercoledi giovedi sabato dalle 8,30 alle 13.00
martedi venerdi dalle 8,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00.
CORREGGIO presso URP (Ufficio Relazioni Pubblico) C.so Mazzini 31/a
lunedi martedi mercoledi giovedi dalle 8.00 alle 19.00
venerdi dalle 8.00 alle 14,30
sabato dalle 8.00 alle 13.00
RUBIERA presso URP
lunedi mercoledi giovedi sabato dalle 8,30 alle 13.00
martedi venerdi dalle 8,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00.
mercoledì 9 gennaio 2013
BANCHETTI RACCOLTA FIRME
BANCHETTI RACCOLTA FIRME
LIBERA LA DOMENICA
CONFESERCENTI - CEI
Si terranno a Modena banchetti di raccolta firme
nelle seguenti date:
sabato 19/01/13 e sabato 26/01/13
tutto il giorno in Piazza delle Ove
(di fronte Piazza Mazzini - Centro storico)
lunedi 21/01/13 e lunedi 28/01/13 mattina
presso mercato Novi Sad entrata Universita'.
DOMENICA 20/01/13 presso la
chiesa REGINA PACIS - Via 9 Gennaio
MODENA
dalle 10.00 alle 11.00
PARTECIPATE NUMEROSI!!!!
sabato 5 gennaio 2013
Un interessante intervista al signor Gianluigi Covili di Nordiconad che onestamente, ammette l'inutilita' delle aperture domenicali.
http://www.modenaqui.it/150454
http://www.modenaqui.it/150454
giovedì 3 gennaio 2013
Un articolo interessante sulla gestione orari del 2013: l'assessore alle attivita' economiche Sitta si rivolge a chi deve rispettare l'accordo firmato a settembre 2012.
http://www.modenaqui.it/150132
http://www.modenaqui.it/150132
martedì 1 gennaio 2013
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