AGOSTO 2018
Arriva in commissione attività produttive la proposta di legge a prima firma Saltamartini. Abrogata la norma introdotta da Monti che aveva lasciato totale libertà agli esercizi. Agli enti locali il compito di definire il piano delle aperture straordinarie: consentite solo le domeniche di dicembre e ulteriori quattro domeniche o festività nel corso dell'anno. Più morbida la proposta M5s: "Massimo 12 festività all'anno".
l testo a prima firma Saltamartini non è l'unico incardinato nei lavori della commissione. Accanto al ddl leghista in discussione sullo stesso tema ce n'è anche uno targato Pd, uno presentato da deputati M5s e una legge di iniziativa popolare e una proposta di legge del Consiglio Regionale delle Marche. Leggermente più sfumato il testo targato M5s. Nella formulazione a firma di Davide Crippa, deputato grillino e sottosegretario al Mise, si "propone" di riportare "la competenza legislativa e la potestà regolamentare nel settore del commercio alle regioni e agli enti locali, ai quali spetta il compito di una pianificazione della turnazione delle festività lavorative che non ricada pesantemente sui diritti dei lavoratori e che tuteli contemporaneamente i diritti dei consumatori". Il colpo di spugna sulle liberalizzazioni di Monti lascia in piedi la libertà completa solo per i cosiddetti "comuni turistici". Altrove si prevede che siano le Regioni a disciplinare le aperture. Ma sono previsti paletti rigidi: si parla di fissare in ogni comune un limite di "un 25 per cento degli esercizi aperti per settore merceologico", e un "massimo di dodici festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale su un modello che è già stato sperimentato con successo a Modena". La stretta viene intesa anche per gli acquisti sui portali di e-commerce.
E proprio tra Crippa e Saltamartini c'è stato un incontro, evidentemente per mettere a punto una uniformazione delle proposte. "Come definito ieri in una riunione tra M5S e Lega, insieme a Davide Crippa e Barbara Saltamartini, oggi in commissione Attività produttive è stato definito l'iter per rivedere le liberalizzazioni di Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane", ha spiegato Michele Dell'Orco(M5S), sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti.
"Le liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti nel Decreto 'Salva Italia non hanno prodotto gli effetti sperati. Occorre dunque una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall'altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d'uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività", ha aggiunto Giorgia Andreuzza, capogruppo della Lega in Commissione Attività Produttive della Camera. "Con il relatore, Andrea Dara, predisporremo un fitto calendario di audizioni. Ciò per consentire il più ampio dialogo possibile e, di conseguenza, dare al provvedimento tutta la flessibilità necessaria in vista di deroghe, come per esempio nel caso delle città d'arte e turistiche".
Sulle idee gettate nella mischia si esprime molto negativamente il Codacons: "Se il Governo vuole uccidere il commercio in Italia, l'iter avviato è sicuramente quello giusto - spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi - Una fetta consistente di negozi riesce a sopravvivere proprio grazie agli acquisti che i consumatori fanno nei giorni di festa, quando cioè le famiglie sono libere di uscire e girare per le vie dello shopping e i centri commerciali. Vietare le aperture domenicali e nei giorni festivi si tradurrebbe in una condanna a morte per migliaia e migliaia di piccoli esercizi, in un momento storico in cui i consumi sono già al palo". Di diverso avviso la Confesercenti, che parla di "soddisfazione" per la presentazione della proposta di legge della Lega: "Era tempo di dare un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore". Toni simili dalla Confcommercio, che "auspica che ci sia una fase di dialogo e di ascolto per affrontare il tema nel merito evitando gli errori del passato con l’obiettivo di tenere insieme le esigenze di servizio dei consumatori, la libertà delle scelte imprenditoriali e la giusta tutela della qualità di vita di chi opera nel mondo della distribuzione commerciale". Il presidente del Comitato Nazionale italiano della Camera di Commercio Internazionale, Ettore Pietrabissa, invece invoca il diritto del singolo di scegliere: "Questo provvedimento mi sembra in controtendenza con il momento che viviamo, in cui i consl testo a prima firma Saltamartini non è l'unico incardinato nei lavori della commissione. Accanto al ddl leghista in discussione sullo stesso tema ce n'è anche uno targato Pd, uno presentato da deputati M5s e una legge di iniziativa popolare e una proposta di legge del Consiglio Regionale delle Marche. Leggermente più sfumato il testo targato M5s. Nella formulazione a firma di Davide Crippa, deputato grillino e sottosegretario al Mise, si "propone" di riportare "la competenza legislativa e la potestà regolamentare nel settore del commercio alle regioni e agli enti locali, ai quali spetta il compito di una pianificazione della turnazione delle festività lavorative che non ricada pesantemente sui diritti dei lavoratori e che tuteli contemporaneamente i diritti dei consumatori". Il colpo di spugna sulle liberalizzazioni di Monti lascia in piedi la libertà completa solo per i cosiddetti "comuni turistici". Altrove si prevede che siano le Regioni a disciplinare le aperture. Ma sono previsti paletti rigidi: si parla di fissare in ogni comune un limite di "un 25 per cento degli esercizi aperti per settore merceologico", e un "massimo di dodici festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale su un modello che è già stato sperimentato con successo a Modena". La stretta viene intesa anche per gli acquisti sui portali di e-commerce.
Fonte (Repubblica)
- Domenica No Grazie Emilia-Romagna
- LAVORARE PER VIVERE...MA NON VIVERE DI SOLO LAVORO! ciao a tutti! Domenica No Grazie Emilia Romagna nasce per essere un punto di riferimento per: - chi vuole dire NO,BASTA A QUESTE DEREGULATION DELL'ATTUALE GOVERNO - chi desidera rispolverare quell'accordo comunale risalente ad Ottobre del 2011 che prevedeva una PERFETTA E SENSATA ROTAZIONE DELLE APERTURE DOMENICALI DEI CENTRI COMMERCIALI MODENESI permettendo di lavorare A TUTTI senza creare delle assurde concorrenze - chi come noi pensa che la domenica deve essere "spesa" diversamente...dall'andare a far spesa darle IL VALORE PER CUI E'NATA: il riposo, lo stare in famiglia,con gli amici, occuparsi di volontariato,di sport, santificarla con la cristianità - chi vuole risollevare il vero valore dell'uomo COME ESSERE UMANO e non solo come lavoratore - tutti coloro che vivono questo disagio, o sempilcemente ci sono solidari e vogliono esprimerlo magari iniziando questa "lotta"insieme a noi Puoi trovarci anche su Facebook, alla pagina C.A.L.S. - Comitato Anti Liberalizzazioni Selvagge: https://www.facebook.com/groups/411082505591602/
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