Da Modena migliaia di firme contro le “aperture selvagge”
Le prime 6600 firme da Modena, raccolte anche dalle
parrocchie, sono state raggiunte per inviare una petizione alla Regione
Emilia Romagna. E poi ce ne sono altre 3 mila, autenticate, sotto la...
È questo uno dei risultati della mobilitazione delle dipendenti dei centri commerciali e dei negozi che con le liberalizzazioni a oltranza si sono trovate con stipendi sempre magri e con settimane di lavoro sconvolte da turni impossibili, organizzati su sette giorni alla settimana.
«Siamo tornati a tempi della paga a cottimo - dicono con amarezza Valeria Ferrarini e Gisella Marchetti, portavoce del Cals (Comitato Anti Liberalizzazioni Selvagge) - Il nostro compenso maggiorato, quando si va a toccare con mano la busta paga, è di un solo euro all’ora in più. Di conseguenza se il salario a fine mese è più alto lo è solo a condizione di non effettuare il riposo compensativo e lavorare anche la domenica oltre agli altri giorni».
I sindacati confederali dal canto loro danno la copertura degli scioperi domenicali per chi non vuole lavorare. «Altro che aumento dell’occupazione - hanno scritto due giorni fa in una nota congiunta - I costi salgono, gli acquisti crollano ma il sistema viene tenuto in piedi solo perché la legge permette le aperture a ogni ora: quindi la gente va di domenica trovando gli sconti che non ha nel resto della settimana».
Il Cals di Modena è diventato un punto di riferimento regionale e ha allestito una pagina Facebook (digitare c.a.l.s. domenica nograzie), un blog (Domenicanograzie-emiliaromagna.blogspot.it) e raccolgono segnalazioni e aggiornamenti in tempo reale all’indirizzo calsmodena@gmail.com.
«Abbiamo superato e di molto le 50 mila firme e puntiamo a raccoglierne 200 mila per farci ascoltare dai politici - conclude Ferrarini - Le nostre vite sono state distrutte ma non possiamo protestare perchè l’alternativa è quella di essere trasferite o licenziate. Perciò continueremo ad andare avanti e chiediamo la solidarietà della cittadinanza. Non è possibile lavorare sette giorni su sette, avendo libero un giorno su dieci». (s.c.)
25 gennaio 2013
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